Un estratto da "1943 - Destini incrociati"

 

È uno di quei pomeriggi estivi in cui la calura sembra nascere dalla terra. L’aria stessa diventa gassosa, con ampie volute che paiono lampi e ti accarezzano la pelle lasciandola umida. I vestiti aderiscono al corpo, i capelli ti si afflosciano e quelli più irriverenti si appiccicano al viso.

 Cammino faticosamente a piedi nudi sul campo di mio padre. La terra dissodata si sbriciola come sabbia e io lascio che mi scivoli fra le dita dei piedi. Quest’anno nessuno ha seminato e il terreno è rimasto sterile. Sterile come vorrei essere io che sto per mettere al mondo la mia quarta creatura. Non ho un marito e l’ultimo uomo che si è preso cura di me è stato costretto a lasciarmi. D’altronde una vedova con tre figli non può pretendere nulla, ancor meno di essere sposata, soprattutto se è ebrea. Ma io l’ho amato ugualmente e ne sento la mancanza. Era lui che si occupava della semina e del raccolto. Lui che lo vendeva alla cooperativa. Sembrava tutto così perfetto… Non so come farò in futuro.

 Al fondo del campo c’è casa mia. L’ho ereditata dai miei genitori e i miei fratelli hanno voluto lasciarmela perché ci andassi a vivere con Giuseppe, il mio compagno, dopo che sono rimasta vedova. Ho preso in prestito il suo cognome, Fossati, per la piccola e meschina morale di paese e per salvaguardare anche i miei figli, da quando le leggi razziali ci hanno creato le prime serie difficoltà.

 È una casa a un piano, più lunga che larga, una di quelle case che i bambini imparano a disegnare con facilità perché basta fare un tetto e aggiungerci pochi altri tratti per darle una forma. Ma è tutto quello che ho e io la trovo bellissima, con i suoi tre ulivi sul lato sinistro, la fontana con il lavatoio sulla destra e sul retro, al di là di un grande prato, la pineta che finisce sul delta del Bevano.........

 

...in quell’istante, prima ancora di vederla, sento il cigolio di una bicicletta. Attendo per capire chi possa essere. È strano vedere arrivare qualcuno da queste parti. La strada che passa davanti a casa è una traversa sterrata della via comunale e finisce sull’argine del fiume dove una volta c’erano i casotti dei pescatori. Ma ora non c’è più nessuno che peschi. I casotti sono fatiscenti e l’unico argano rimasto ha la rete bucata. La vita si è fermata tanti anni fa, da quando anche il fiume sembrava aver perso ogni interesse a scorrere perché l’acqua era diventata scarsa e torbida...

 

...la bicicletta si avvicina sempre di più. È portata da una donna che pedala faticosamente. Guardo meglio e vedo che al traino ha un carretto pieno di scatole e pacchi avvolti da carta di giornale. Si ferma vicino a me, sembra grata per quella sosta. Scende dal sellino rimanendo a cavallo della bici, come se avesse fretta di ripartire.

 

 

 

 

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